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Restaurare foto scansionate con l’IA

Le foto di famiglia invecchiano due volte: sulla carta e nel cassetto. Una scansione fatta bene e un paio di passaggi di IA recuperano volti, nitidezza e colore di un ritratto degli anni Cinquanta, ma l’ordine in cui fai le cose conta quanto gli strumenti che usi. Questa guida parte dalla scansione, spiega che cosa l’IA può e non può ricostruire, e mostra la sequenza che dà il risultato più fedele alla persona che c’era davvero in quella foto.

Scansionare bene è metà del lavoro

Quello che conta non sono i ppi in sé, ma quanti pixel ottieni dal tuo originale. La regola pratica è una sola: più piccola è la stampa di partenza, più alta deve essere la risoluzione di scansione.

  • Stampe piccole, per esempio 10 × 15 cm: 600 ppi. Ne escono circa 2360 × 3540 pixel, poco più di 8 megapixel: abbastanza per lavorarci sopra e per ristampare la foto più grande dell’originale.
  • Originali più grandi, dal 18 × 24 cm in su: bastano 300 ppi. Un 20 × 25 cm a 300 ppi dà già circa 2360 × 2950 pixel. Salire a 600 su un originale grande produce file enormi senza aggiungere dettaglio vero, perché il limite non è lo scanner ma la grana della carta.
  • Scansiona a colori anche se la foto è in bianco e nero. I tre canali contengono più informazione di uno solo, catturano il viraggio seppia e l’ingiallimento reali della carta e danno agli algoritmi molto più materiale su cui lavorare. E se poi vorrai colorare la foto, si parte da una base migliore.
  • Salva in TIFF o in JPEG di qualità massima. Il JPEG «medio» proposto per impostazione predefinita da molti scanner introduce artefatti quadrettati che l’IA interpreta poi come dettaglio e amplifica.

Prima di tutto, però, pulisci. Passa un panno in microfibra sul vetro dello scanner e togli la polvere dalla foto con un pennello morbido o una pompetta: mai liquidi, mai strofinare. Ogni granello rimasto sul vetro diventa un difetto permanente in tutte le scansioni della sessione. Disattiva anche i filtri automatici dello scanner — nitidezza, «restauro colore», rimozione della grana: sono decisioni prese al posto tuo e cotte dentro al file, ed è esattamente il lavoro che gli strumenti di IA fanno meglio partendo da una scansione neutra.

Un dettaglio operativo: Restaurare foto antiche accetta immagini fino a 20 megapixel. Una 10 × 15 a 600 ppi ci sta comodamente; se scansioni un originale grande a 600 ppi rischi di superare il limite, e proprio in quel caso i 300 ppi sono la scelta giusta. Conserva comunque la scansione grezza in una cartella a parte: è il tuo negativo digitale e si fa una volta sola.

Che cosa può e che cosa non può recuperare l’IA

Può fare quattro cose, e le fa bene: ricostruire i tratti del volto (occhi, bocca, contorno, attaccatura dei capelli) a partire da quel che resta; togliere grana e rumore tipici delle pellicole veloci e delle scansioni; recuperare nitidezza su un ritratto morbido o leggermente mosso; restituire il colore a una foto in bianco e nero.

Non può inventare quello che non c’è mai stato. Se un angolo è strappato, bruciato o sbiadito fino al bianco, il modello ci mette qualcosa di verosimile, non di vero: una guancia plausibile, un pezzo di sfondo coerente, una manica che potrebbe essere di qualunque colore. Sono ricostruzioni, non recuperi, e vanno trattate come tali. Lo stesso vale per il colore: una colorazione automatica è un’ipotesi ragionevole sui materiali, non la memoria del vestito di tua nonna.

Da qui derivano due abitudini sane. La prima: confronta sempre con l’originale prima di scaricare, usando il cursore prima e dopo e la vista al 100 % su occhi e bocca, che sono i punti in cui l’occhio umano riconosce o non riconosce una persona. La seconda: conserva la scansione grezza. Il file restaurato è una versione, non un sostituto, e per un uso documentale l’originale deve restare disponibile.

Strappi, macchie di muffa, pieghe e scritte a penna non sono un lavoro da ricostruzione dei volti: sono da Rimuovere oggetti, dove dipingi tu la zona danneggiata e l’IA la riempie coerentemente con quello che c’è intorno. Falli prima del restauro dei volti, così il modello non prova a interpretare una piega come parte della faccia.

L’ordine giusto: prima il rumore, poi i volti, infine il colore

Tre passaggi, in quest’ordine. Non è una preferenza estetica: ognuno prepara il terreno al successivo.

1. Rumore e grana, con Rimuovere il rumore. Il modello che ricostruisce i volti legge la grana come micro-texture e la trasforma in falso dettaglio: pori, rughe e ciglia che nell’originale non ci sono. Un ingresso pulito restituisce tratti più fedeli e meno «disegnati». Vale soprattutto per le scansioni di stampe piccole e per le foto scattate su pellicola ad alta sensibilità.

2. Volti, con lo strumento di restauro. È il passaggio che decide se la persona si riconosce, e va fatto su un’immagine già pulita ma ancora con i valori di luminosità autentici, in bianco e nero o nei colori originali. Qui entra in gioco la fedeltà, di cui parliamo nella sezione successiva.

3. Colore per ultimo, con Colorare foto in bianco e nero. Il modello di colorazione deduce le tinte da forme e texture, quindi conviene dargli un’immagine già nitida e con i volti ricostruiti: su una foto rumorosa inventa macchie di colore sulla grana, e su un volto sfocato mette un incarnato approssimativo. E se colori per primo, il restauro dei volti lavorerà su colori inventati e li modificherà, costringendoti a rifare il passaggio con un risultato peggiore.

Nello strumento di restauro trovi volti, ingrandimento ×2 e colore nella stessa schermata, e per una foto in buone condizioni fare tutto in un colpo solo va benissimo. Per i casi difficili conviene invece separare i passaggi, uno strumento alla volta, controllando il risultato a ogni tappa: scarichi il file e lo ricarichi nello strumento successivo. Ci vuole qualche minuto in più e nel risultato si vede.

Quando servono le foto di riferimento

Con un originale molto degradato — una stampa piccola e sbiadita, o la classica foto di una foto scattata col telefono e passata per una chat — la ricostruzione del volto tende a un volto generico: nitido, gradevole, e non proprio quella persona. È il limite naturale di un modello che ha imparato com’è fatto un viso in generale: quando nell’immagine restano pochissimi pixel utili, riempie i vuoti con la sua idea media di viso.

Per questo lo strumento accetta da una a tre foto di riferimento della stessa persona. Una basta già a cambiare il risultato: la ricostruzione viene guidata dall’identità di quella persona invece che da una media statistica. Airpic elabora più candidati, ti mostra per ciascuno la somiglianza misurata e lascia scegliere a te quale scaricare. Il lavoro richiede un paio di minuti in più, e le foto di riferimento vengono cancellate esattamente come la foto da restaurare.

Come scegliere i riferimenti: volto nitido e ben visibile, di fronte o di tre quarti, illuminazione normale e, se possibile, un’età non troppo lontana da quella della foto da restaurare. Una foto tessera, un ritratto di un altro anno, un primo piano di una cena di famiglia: vanno tutti bene. Non servono né la stessa posa né lo stesso giorno.

Poi c’è il cursore Fedeltà, ed è la manopola più importante di tutte. Al 100 % viene tenuto il volto ricostruito così com’è; abbassandolo, il risultato viene mescolato verso l’originale e tornano l’espressione, il tono della pelle e i piccoli tratti asimmetrici che rendono una faccia quella faccia e non un’altra. Su originali molto rovinati un valore intorno al 40-60 % somiglia spesso alla persona più di quanto non faccia il 100 %. Prova due o tre valori e confronta a schermo intero: è l’unico modo serio di decidere, e chi conosceva quella persona se ne accorge in un secondo.

Come si fa su Airpic, passo per passo

  1. Se la scansione è rumorosa o granulosa, passa prima da Rimuovere il rumore con Intensità media e scarica il risultato.
  2. Apri Restaurare foto antiche e carica la scansione: fino a 20 megapixel, in JPG, PNG, WebP, TIFF, HEIC o AVIF.
  3. Attiva Migliora i volti (IA) e, se vuoi stampare più grande dell’originale, Ingrandisci ×2.
  4. Se il volto è molto rovinato, aggiungi da una a tre foto di riferimento della stessa persona.
  5. Regola la Fedeltà: parti dal valore proposto e scendi se il risultato non somiglia abbastanza alla persona.
  6. Avvia l’elaborazione: vedere il risultato è gratis. Confronta con il cursore prima e dopo e con Vedi al 100 %, che è dove si giudicano davvero occhi e bocca. Se compaiono più candidati, scegli lì quello giusto.
  7. Scarica: hai un download completo gratuito al mese, poi si usano crediti, che non scadono.
  8. Se la foto era in bianco e nero e vuoi il colore, ricarica il file restaurato in Colorare foto in bianco e nero e regola l’intensità finché il risultato resta credibile.

Per appendere il ritratto alla parete, l’ultimo passaggio è Ingrandire immagine, che arriva fino a 600 megapixel e ha una modalità pensata per la stampa in grande formato, con le dimensioni indicate in centimetri.

Come per tutto il resto della suite: nessun account, nessun abbonamento, i file vengono cancellati un’ora dopo il download e al massimo entro un giorno, le GPU sono in Unione Europea e niente di quello che carichi viene usato per addestrare modelli. Le foto di famiglia sono esattamente il tipo di immagine per cui questa differenza conta.

FAQ

A quanti ppi conviene scansionare una foto vecchia?

Dipende dalla dimensione dell’originale. Per una stampa piccola, tipo 10 per 15 centimetri, imposta 600 ppi: ottieni circa 8 megapixel, abbastanza per restaurare e ristampare più grande. Per originali dal 18 per 24 in su bastano 300 ppi, perché oltre quella soglia registri la grana della carta e non nuovo dettaglio.

Devo scansionare in bianco e nero una foto in bianco e nero?

No, scansiona sempre a colori. I tre canali contengono più informazione, conservano il viraggio seppia e l’ingiallimento reali della carta e danno agli algoritmi di riduzione del rumore e di ricostruzione dei volti molto più materiale. E se poi deciderai di colorare la foto, partirai da una base migliore.

L’IA può ricostruire un angolo strappato o bruciato?

Può riempirlo con qualcosa di verosimile, non con quello che c’era davvero: quell’informazione non esiste più nel file. Per strappi, pieghe e macchie il percorso giusto è lo strumento per rimuovere oggetti, con cui dipingi la zona danneggiata e la fai ricostruire dal contesto, prima di passare al restauro dei volti.

Il volto restaurato non somiglia alla persona: che cosa faccio?

Tre mosse, in quest’ordine. Abbassa il cursore Fedeltà verso il 40-60 per cento, così il risultato viene mescolato con l’originale e torna l’espressione. Aggiungi da una a tre foto di riferimento della stessa persona. E se la scansione è molto rumorosa, riduci prima il rumore e poi restaura: la grana viene spesso scambiata per dettaglio del viso.

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